TRE DONNE ALTE
Tre donne alte di Edward Albee, premio Pulitzer alla miglior opera teatrale nel 1994, è un dramma che esplora l’identità e l’animo di tre figure femminili colte in fasi diverse della vita, giovinezza, maturità, vecchiaia: tre versioni della stessa esistenza. Non sono personaggi separati ma riflessi di un unico corpo, una sola anima che attraversa il tempo. Come le Parche, esse tessono, misurano e recidono il filo della propria esistenza, ma qui il filo è interiore: memoria, identità, desiderio.
Il palcoscenico è uno spazio sospeso, neutro e simbolico: un luogo dell’anima piuttosto che un ambiente realistico. Le tre donne si osservano, si giudicano, si consolano. Si parlano in risonanza: le parole dell’una nascono nella bocca dell’altra, come un coro di voci che condividono la stessa memoria. A volte si sfiorano senza toccarsi, a volte si sovrappongono come ombre. L’azione non procede linearmente, ma per cerchi concentrici, ritorni, echi, confessioni che si ripetono diverse.
L’età dell’esistenza diventa così età della sostanza: non ciò che si è state, ma ciò che si è diventate restando fedeli a una traccia invisibile. Le tre donne portano in scena il lavoro del tempo sul corpo, sulla voce e sul respiro stesso, interrogano la memoria per giungere all’accettazione della morte, al perdono e alla riconciliazione.